SBARCARE IL LUNARIO di Paul Auster

L’innamoramento non si è esaurito: continuo a divorare Paul Auster e la sua New York. 

L’unica differenza è che mentre Follie di Brooklin e Trilogia di New York raccontavano vicende inventate, a parte qualche raro personaggio ispirato a incontri realmente avvenuti; in Sbarcare il lunario Auster raccoglie un’antologia di scritti che disegnano il reale panorama esistenziale, dentro al quale ha preso forma la prima fase della sua carriera da scrittore: una sorta di confessione postuma dei suoi primi fallimenti, aperta e sincera.

Il primo racconto, da cui prende il titolo il libro, rappresenta il fulcro dell’intera antologia, poiché è la descrizione dettagliata del suo prendere coscienza, a cavallo dei trent’anni, della sua unica, grande vocazione, senza possibilità di fuga, la scrittura; per la quale si ritroverà a dividere il tempo tra quello prezioso, dedito allo scrivere e quello necessario a “sbarcare il lunario”.

Fare lo scrittore”, scrive Auster nella prima pagina, “non è una scelta di carriera, come fare il medico o il poliziotto. Più che sceglierlo, ne vieni scelto, e una volta constatato che non sei adatto a fare nient’altro , ti devi preparare a percorrere per il resto della vita una strada lunga e difficile. A meno di scoprirti un favorito degli dèi, il tuo lavoro non ti procurerà mai abbastanza per mantenerti, e se ci tieni ad avere un tetto sopra la testa e a non morir di fame, è meglio che ti rassegni, per pagare conti e bollette, a fare un altro lavoro. Lo capivo, ero preparato, non avevo rimostranze (…). Tutto quello che volevo era un’occasione di fare il lavoro verso cui intimamente mi sentivo portato.”

Così parte l’avventura del giovane aspirante scrittore, poco più che ventenne, che dopo aver tentato un Dottorato alla Columbia, capisce che la scuola non fa più per lui e coglie al volo l’occasione, dopo una serie di iniziali trasferte in Europa, per salpare su una petroliera della Esso. La nave fa la spola fra la costa atlantica e il Golfo del Messico e per alcuni mesi Auster rimane a bordo, lavorando come mozzo e cominciando ad arricchirsi di storie e bizzarri personaggi che nel tempo popoleranno i suoi romanzi.

Ai viaggi seguono altre esperienze: traduttore di opere vietnamite, ghost writer di una ricca americana che lo trascina in Messico per un progetto irrealizzabile, curatore dei cataloghi di un’azienda che vende libri d’arte per corrispondenza, lavori saltuari, senza futuro, scelti appositamente per non farsi imbrigliare nella rete del posto fisso e togliere spazio ed energie ai suoi versi, con i quali tenta i primi approcci al mondo letterario.

Nel frattempo, anche la sua vita privata prosegue, con un matrimonio e l’arrivo di un figlio. Da questo momento l’autore comincia seriamente a vacillare. Caricato delle responsabilità di padre e dalle necessità economiche sempre più incombenti, spara un’ultima cartuccia tentando di vendere inutilmente, alla Fiera mondiale del Giocattolo, un gioco di 96 carte: Action Baseball, che “ripropone tutte le emozioni del gioco vero e proprio”. Durante questa estenuante giornata di rifiuti raggelanti, Paul sente di aver raggiunto il punto più basso della sua vita.

Ad esso seguiranno altre vicende avvilenti, come il fallimento del suo matrimonio e un romanzo poliziesco che per anni non trova un valido editore. La rivincita alla fine arriva, nei primi anni ’80 e serve a spiegarci come è giunta a noi l’attuale immagine di Paul Auster: uno dei più grandi scrittori americani contemporanei, lontano anni luce da quel disastro umano e lavorativo da lui descritto.

Eppure quell’iniziale fallimento ce lo rende ancora più accessibile, più vicino alla vita di chiunque altro e per questo più adatto di chiunque altro a raccontarla.

Rincuora gli aspiranti scrittori come me, che vedono nella sua dedizione irremovibile alla scrittura un esempio non più perseguibile praticamente ai giorni nostri, ma sicuramente carico di senso e motivazioni ideali.

L’antologia racchiude anche i tre atti unici, appartenenti ai suoi esperimenti come drammaturgo e regista teatrale, in cui emerge fortemente l’influenza Beckettiana espressa da attese senza tempo e dialoghi non-sense. Troviamo inoltre la descrizione dettagliata di Action Baseball e delle sue bizzarre regole di gioco e il romanzo poliziesco “Gioco suicida”, firmato dall’autore con uno pseudonimo.

Sbarcare il lunario è un’opportunità per conoscere le zone d’ombra di questo scrittore, quelle che di solito non emergono dalle interviste, incentrate spesso a cospargere di luccicante divismo uomini e donne come noi, con il loro background di fallimenti, delusioni e disfatte che, non meno dei traguardi letterari raggiunti, hanno contribuito a renderli ciò che sono.