Perché questo blog?

Io divoro libri; loro divorano il mio tempo in un crescendo direttamente proporzionale all’età.

Ogni rapporto bulimico, indipendentemente dalla sua gravità e dipendenza, è determinato dalla compulsività: un atto di presa di possesso incontrollabile, cieco, senza respiro. L’oggetto del desiderio viene fatto proprio, inglobato e distrutto in pochi istanti.

Cosa resta?

Spesso un senso di pienezza senza ricordi, una soddisfazione priva di immagini, un fiatone da gara, senza paesaggi, ne’ colori.

Questo mi succede ogni volta che finisco un libro.

Giro l’ultima pagina , respiro e torno indietro: a risfogliare la storia che è partita, sganciarla dalla completezza del suo finale, ricercando le parole che mi avevano grattato la pelle, pochi giorni o ore prima.

Ma l’incanto non regge al replay e finisco puntualmente per pentirmi di tanta voracità, invece di centellinare il piacere, come un cubetto di cioccolato che si lascia sciogliere lentamente alla saliva, rivelando altri aromi e consistenze.

Quello che mi resta sono liste di titoli, scritte a mano il 31 dicembre di ogni agenda. Le conto e con innocente frivolezza sento di aver contribuito a risollevare le sorti di statistiche tristi, che mostrano comodini spogli, librerie per soprammobili e un misero 15% a raggiungere la soglia dei 12 libri all’anno.

A volte, imbrigliata da un bisogno di approfondimento, imprimo stelline alla memoria, come sulle guide gastronomiche, come se bastasse a trattenere il genio ironico di Benni, o il midollo essenziale del senso tra le parole di Mariangela Gualtieri, o le latitudini infinite di Calvino, o la sorpresa di fronte alla freschezza di un giovane autore contemporaneo.

Vorrei questo trattamento, questa fruizione vorace e poco attenta  da parte di un mio lettore?

No!

Perché conosco per destino comune, il peso di una parola che stenta dentro una frase, mentre nessun’altra emerge in aiuto. Perché conosco il rumore di un’intuizione che porta il mondo tutto, ai piedi, ripulito e bianco come un foglio, pronto a farsi raccontare. Perché conosco la precarietà di un profilo caro, che il giorno dopo diventa estraneo e va lasciato, con dolore, finche’ il giusto nome, con i suoi giusti occhi si delinea sulla carta e ti costringe ad amarlo.

Eccoci a noi dunque!

Un blog per restituire il tempo delle parole, con altre parole.

Per condividere storie, difendere e scaldarsi su punti di vista diversi, consigliare altri viaggi; ma  soprattutto per fermarsi, pochi istanti prima di risistemare il proprio libro sullo scaffale, tornare indietro e RIPENSARCI SU’!