L’ARTE DELLA GIOIA di Goliarda Sapienza

Larte-della-gioia-di-Goliarda-Sapienza-186x300Modesta nasce il primo gennaio del 1900 ed è il pretesto dal quale parte Goliarda Sapienza per attraversare un secolo, mostrato però sempre dalla prospettiva della protagonista: un personaggio spregiudicato, controverso, che manipola il lettore dall’inizio alla fine, irritandolo talvolta, confondendolo, ma senza mai smettere di sedurlo.

L’ironia più sottile parte dal nome scelto dall’autrice per la sua eroina, un ossimoro in piena regola se lo si accosta al suo temperamento, alla linfa ardente che la trascina fuori dal baratro di una vita caratterizzata da miseria e soprusi per intraprendere una scalata sociale inarrestabile, determinata da una lucidità machiavellica fin dalla più tenera età. Di modesto non c’è nulla nel suo percorso, se non il nome appunto, perché lei lo vuole cambiare quel destino senza speranza, circoscritto in

una stanza dove si dormiva, si mangiava pane e olive, pane e cipolla. Si cucinava solo la domenica. Mia madre con gli occhi dilatati dal silenzio cuce in un cantone. Non parla mai mia madre. O urla, o tace. I capelli di nero velo pesante sono pieni di mosche.”

La miseria non è la sola sciagura ad accanirsi sulla famiglia: “Mia madre diceva che mia sorella Tina: -La croce che Dio ci ha mandato giustamente per la cattiveria di tuo padre- aveva vent’anni; ma era alta come me, e così grassa che sembrava, se si fosse potuto levarle la testa, il baule sempre chiuso del nonno.”

Una disgrazia, apparentemente cercata da Modesta, la descrizione dell’ incendio che divora la loro casa resta ambigua e di dubbia interpretazione, la rende orfana e al tempo stesso libera di cominciare a costruire la sua nuova identità. Sa che il suo piano si basa su una concatenazione di cause ed effetti delicati, in cui la finzione le fa da padrona. Modesta si mette in scena, mostrando la bambina prima e la ragazza poi che gli altri vogliono trovarsi di fronte. Risponde con le parole che sa vogliono sentirle dire, nasconde ciò che non va mostrato e finge persino sulle proprie aspirazioni, senza sgarrare mai. In questo modo riesce a diventare la protetta della Madre Superiora e a lasciare l’ennesimo destino già scritto, quello di diventare suora, per intraprendere una strada ancora più ambiziosa. Accolta nella dimora di una principessa, diventerà ben presto la migliore amica e confidente della giovane nipote Beatrice e al tempo stesso una fidata collaboratrice dell’anziana nobile. Il compromesso per salire l’ultimo gradino è poca cosa rispetto a ciò che Modesta si lascia alle spalle ed è così che diventa moglie della “cosa”, l’innominabile principe Ippolito, autistico come la sorella di Modesta e tenuto rinchiuso per vergogna dentro le quattro pareti della sua stanza.  L’infelice principe vuole solo Modesta al suo fianco; se ne è innamorato dopo averla incontrata per caso durante una delle sue crisi più violente. L’intera famiglia, inizialmente perplessa e imbarazzata dalla situazione, comprende che per lenire le ire dello sfortunato serve una donna e Modesta accetta di buon grado, salendo così al vertice del potere. Dopo la morte della principessa, anche in questo caso indotta da Modesta,  l’intera gestione della casa e dei possedimenti passa in mano sua e finalmente può far cadere la maschera e iniziare la sua nuova vita conquistata.

Da questa descrizione si fa fatica a trovare il lato umano, sensibile e seducente di questa donna di roccia, macchinatrice e spietata. Eppure la grandezza di Goliarda Sapienza sta proprio nell’essere riuscita a mostrarci tutte le sfaccettature di un personaggio quasi ottocentesco,  che combatte come un guerriero solitario la sua battaglia senza mai soccombere, neppure alla Storia che sembra sfiorarla appena, anche quando le verrà chiesto da che parte stare, anche quando finirà in carcere.  Nei rari momenti di quiete però il guerriero toglie la corazza e mostra il suo lato più nascosto e inaspettato: quello di madre amorevole e apprensiva, di zia saggia e amante vulnerabile. L’ antidoto segreto di Modesta è la sua ostinata ricerca della gioia, che trova la sua massima espressione nei brevi o lunghi amplessi di corpi e anime che negli anni alterna con uomini e donne di ogni età ed estrazione sociale. La sua forza seduttiva che scopre col tempo di possedere e che affina come un’artigiana sapiente la porterà a circondarsi di amanti fedeli ma anche gelosi, di invidie e pericoli che di volta in volta affronterà con piglio e sangue freddo. Intorno un regno autonomo e matriarcale, fondato sull’affetto dei suoi figli, dei suoi nipoti e di quei “fratelli acquisiti” con i quali costituirà la sua vera famiglia.

E’ difficile credere alla sfortuna di questo testo, rifiutato da tutti i più grandi editori italiani e pubblicato postumo, dopo l’enorme successo raggiunto in Francia.  Un personaggio femminile così interessante andrebbe fatto conoscere ai ragazzi delle scuole superiori, secondo me, se non altro per bilanciare provocatoriamente con le più comuni eroine della letteratura classica, destinate a sofferti percorsi sentimentali che spesso sappiamo sfociare in suicidi disperati.

L’assoluta libertà di scelta che Modesta conquista in un paese come la Sicilia, agli inizi del secolo scorso rappresenta tutt’ora il simbolo di un femminismo attivo, per quanto in certi aspetti discutibile. Perché diciamoci la verità: ci imbarazza ancora un po’ trovarci di fronte a una donna spudorata, indipendente, arrivista, che sa godere dei piaceri del corpo senza sensi di colpa e amare liberamente e senza vincoli. In questo sta l’assoluta attualità dell’ Arte della gioia.