IO E TE di Niccolò Ammaniti

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Questo è un racconto e come tale dura. Si tenta di masticarlo, strappando gli occhi alla pagina, l’unico modo perché il flusso infuriato delle parole prenda un respiro; ma si centellina per poco. Tra un “Ma si dai, ancora un pezzo” e l’altro, il libro scivola alla sua fine spiazzante e come ogni boccone ingurgitato intero, questa storia rimane a spingere sullo sterno.

Se dovessi immaginarmi Niccolò Ammaniti, davanti al suo computer, nel pieno della sua produzione creativa, me lo vedo con un sorrisetto beffardo stampato sul volto; quello di chi sa di possedere, per pura tiratura di dadi, un dono potente e invincibile: l’ironia. Questa “spada”, assemblata alla capacità di sentire il ritmo e metterlo alle parole, lo rende un guerriero astuto, un po’ ruffiano e fondamentalmente intoccabile.

La sua scrittura è cinema, ancor prima di trasformarsi sotto le sapienti mani del suo amico e “compagno d’armi”, Gabriele Salvatores. Per questo, a mio parere, le sue storie rappresentano uno dei pochi esempi di trasposizioni cinematografiche riuscite, quasi sempre; perché tutto quello che serve all’immagine per farsi polpa c’è già sulla pagina, tanto che, se mancasse il marchio di fabbrica dell’ironia ammanitiana, spesso non si reggerebbe la ferocia che spinge le descrizioni dei volti e delle azioni dei personaggi, prototipi umani inquietanti, in balia di una realtà fin troppo riconoscibile.

Tutti noi, almeno una volta, nell’arco della nostra più o meno dura adolescenza, abbiamo desiderato nasconderci in una cantina per qualche giorno, come Lorenzo, a riprendere fiato da un mondo stancante, fuori misura, così poco decifrabile da obbligare a mimetizzarsi per non distinguersi troppo e diventare un bersaglio.

Lorenzo vuole solo stare da solo, senza sensi di colpa; ma è difficile quando si captano frammenti di discorsi tra genitori preoccupati delle sue capacità di socializzazione e la diagnosi di uno psicologo che parla di disturbo di narcisismo con relativa incapacità di provare empatia per gli altri. La soluzione si materializza con una bugia senza sforzo, alla quale seguono le lacrime di gioia di una mamma troppo sorpresa per permettere a Lorenzo di tornare indietro, tanto che la falsa partenza per la settimana bianca con gli amici, diventa inevitabile.

Lorenzo è in paradiso, nel suo nido, senza scuola, senza compagni, senza nessun modo giusto da dover usare con gli altri, senza l’obbligo di apparire “normale”.

Ma l’incantesimo dura poco. Nel suo bunker segreto  piomberà inaspettatamente Olivia, la sua sorellastra.L’invasione aggressiva della ragazza rivelerà presto la sua precaria stabilità fisica e emotiva. Da questo incontro Lorenzo scoprirà l’impossibilità a non agire e reagire. Imparerà a prendersi cura di qualcuno, rischiando per se stesso, accettando con coraggio di immergersi nel magma caotico della vita adulta, senza più la maschera dell’adolescente scostante, che lo tratteneva come un “gigante contro il suo petto di pietra”.

Potrei continuare, proponendovi alcune riflessioni che mi sono venute in mente sulla relazione catartica che si instaura tra questi due personaggi, ma rovinerei la sorpresa della trama e soprattutto del finale, per cui mi fermo qui.

Però questo input potrebbe aprire il primo dibattito post lettura del blog!!!

Vi aspetto qui sotto tra i commenti per discuterne insieme…

LO CONSIGLIO: Agli adolescenti come agli adulti che hanno voglia di una storia breve e che, come tale, lasci solo la sensazione di un sapore in bocca, per una notte o due.