1Q84 di Murakami Haruki

Che cosa determina il valore di un’opera letteraria? Il numero di recensioni entusiaste di critici affermati? Le vendite da Best seller? I Premi?

La mia teoria sulla questione è matematica: la sensazione di trovarmi di fronte a un capolavoro è direttamente proporzionale al livello di destabilizzazione che mi porto dietro a libro chiuso. Per “chiuso” non mi riferisco soltanto a ciò che avviene dentro di me dopo l’ultima pagina ma anche tra una pausa e l’altra, durante la lettura.

Quando il libro diventa un prolungamento cartaceo del mio corpo, che mi segue ovunque e interferisce con qualsiasi attività altra, quando i sogni si assoggettano a puro strumento di rielaborazione di quella storia soltanto, quando centellino le ultime pagine per tenere a bada una sindrome di abbandono che sento salire come una pallina da tennis incastrata nello sterno, allora so di trovarmi davanti a un capolavoro. Definizione soggettiva quanto volete, ma basata su precisi criteri di valutazione.

1Q84 in quanto anche primo approccio a Hakuri Murakami è stato questo: una rivelazione sorprendente per quanto conflittuale, perché, come scrisse anche Beppe Sebaste sull’ “Unità”, questo romanzo è al tempo stesso semplice e complicatissimo.

Il lettore razionale come me, che esige che tutto gli venga sempre spiegato per bene, deve portare avanti un processo di accettazione inesorabile: allentare la reticenza verso l’ignoto che aleggia per tutto il tempo tra le due realtà raccontate, quella di Aomame e quella di Tengo e concentrarsi piuttosto sul flusso di sensazioni che aleggiano tutto intorno. Le spiegazioni Murakami le lascia a noi e alla nostra libera interpretazione, ma solo a lettura terminata. Prima della fine riemergere è impossibile.

La trama cattura fin dalle prime pagine e un trucco perfido e geniale, quello di portare avanti le vicende dei due protagonisti a capitoli alternati, provoca vera e propria dipendenza. Come non appassionarsi al personaggio di Aomame, dalla duplice identità, quella di una ragazza fragile e molto sola, innamorata dall’età di dieci anni del suo compagno di scuola del quale ha perso ogni traccia e al tempo stesso killer professionista, che uccide su commissione uomini colpevoli di aver fatto del male a una o più donne. Ben presto scopriamo che il ragazzino tanto amato da Aomame è proprio Tengo, l’altro protagonista di 1Q84. Anche lui nasconde identità: alla professione ufficiale di insegnante di matematica alterna quella segreta di ghost writer nell’attesa che la giusta ispirazione lo porti a concludere il suo primo romanzo.

L’intreccio si complica nel momento in cui il lettore, insieme ad Aomame, percepisce che i due ragazzi non sono solo divisi da distanze materiali ma da due differenti dimensioni della realtà: quella di Tengo, nel 1984 e quella di Aomame, finita inspiegabilmente nel 1Q84, dopo aver sceso una scala di emergenza per scampare a un terribile ingorgo stradale sulla tangenziale di Tokyo.

Il 1Q84 non è così diverso dal 1984 se non per piccole anomalie che insospettiscono Aomame fino a portarla a ribattezzare con una Q che sta per Question mark  il nuovo mondo in cui si ritrova a vivere, dove due lune nel cielo notturno determinano l’anomalia più inequivocabile.

Il terzo e più ambiguo personaggio del libro è la giovane Fukada Eriko, una diciassettenne dal fascino misterioso e conturbante, per la quale Tengo, coinvolto suo malgrado in un piano sporco dal suo editor,  riscriverà il romanzo La crisalide d’aria. La storia apparentemente fantasy, raccontata dalla ragazza, porterà alla luce entità inquietanti come i Little People, piccoli parassiti dai poteri soprannaturali, responsabili di fatti inspiegabili come il passaggio di dimensione di Aomame stessa. I destini dei tre protagonisti si intrecciano al romanzo di Fukaeri, dove realtà, sogno e suggestione rompono i confini mescolandosi tra loro fino a non chiedersi più se la Crisalide d’aria, il bozzolo luminoso con il quale i Little people riproducono cloni di esseri umani per manipolare la realtà, esista davvero. L’unica cosa certa a fine lettura è che l’incontro tra i due protagonisti è ancora molto lontano, se non impossibile.

Con questa attesa ci lascia Murakami. Un’attesa struggente, da domare fino all’uscita del terzo e quarto libro di 1Q84.

Ciò che sicuramente destabilizza di più è il non riuscire a decifrare  il messaggio che si nasconde dietro una storia così articolata e densa. Che cosa rappresenta il 1Q84 per Murakami? Una realtà ideale in cui gli amori mancati possono trovare il loro compimento? Una metafora di un controllo invisibile che regna sulla nostra esistenza moderna apparentemente libera di scegliere il proprio destino? (questo spiegherebbe in parte l’omaggio a Orwell).

L’autore sembra rispondere che non ci è dato sapere, almeno per ora, o forse per sempre.

Ci è dato seguirlo, a occhi chiusi e credergli, come fanno i bambini con le fiabe, prima di dormire.