1984 di George Orwell

Chiedo scusa a tutti coloro che per caso o con costanza, si sono di recente trovati su questo blog! So che la mia ultima recensione risale a un remoto 13 febbraio; ma ho una spiegazione.

Ho letto tre libri in questo vuoto temporale; ma ho scelto di recensirne soltanto uno. Dal momento che non sono una critica letteraria e l’obbiettivo di questo blog consiste nel segnalare e condividere impressioni su libri che in qualche modo mi sono rimasti appiccicati addosso, non mi era possibile raccontare storie scivolate via senza lasciare tracce di emozioni e immagini.

Questo non è successo, com’era prevedibile immaginare, con 1984…

Innanzi tutto ho scoperto che questo romanzo di George Orwell, pubblicato nel 1949, ma scritto nel 1948, ha coniato un nuovo aggettivo di definizione per identificare l’esatto contrario della parola utopico; ed è distopico.

A nessun caso letterario calza meglio questo termine. La società descritta da Orwell, ambientata in un futuro neanche poi così remoto, rappresenta la sintesi ideologica e pratica delle più forti dittature totalitarie che hanno caratterizzato la storia contemporanea.

Il mondo descritto da Orwell è diviso in tre grandi blocchi geografici: l’Oceania, che fa capo a tutti i paesi colonialisti d’Europa e alle loro più grandi colonie, tra cui l’America, il Canada e la Nuova Zelanda. L’Oceania, a fasi alterne, è in costante conflitto bellico contro L’Eurasia e l’Estasia. Londra rappresenta la capitale del Nuovo Regno, dove ha sede il partito del Socing, con a capo il Grande Fratello.

La popolazione londinese si divide in tre categorie: i membri  interni del Partito, i funzionari e la grande massa dei Prolet, controllati dal Partito grazie al mantenimento di una situazione di guerra costante, che li ha ridotti a uno sciame di burattini ignoranti e innocui, dediti a un consenso cieco in cambio della semplice soddisfazione dei loro bisogni primari, dati dal cibo, da un tetto e dalla protezione fittizia contro un nemico immaginario.

Winston Smith, il protagonista del romanzo, è un membro subalterno del Partito, che lavora nel Ministero della Verità: un ente dedito alla riscrittura dei testi storici e delle fonti giornalistiche del passato. L’obbiettivo è quello di eliminare le prove scritte di una memoria collettiva che per il bene del Partito  va modificata. Winston esegue il suo lavoro con una dedizione meccanica, come ogni buon funzionario, bruciando testi e comunicati politici, senza permettere al dubbio di infiltrarsi.

Ma un senso sempre più profondo di inquietudine, legato a sogni ricorrenti e a frasi pericolose che si ritrova a scrivere nel dormiveglia sul suo taccuino, lo spingono a cercare delle risposte nei quartieri dei Prolet.

Il suo passato ha subito una rimozione quasi completa, tanto che lui, per quanto si sforzi, non riesce a ricordare come fosse la sua vita prima della guerra, quando il Partito non aveva ancora preso il potere, trasformando tutto in un costante presente sempre uguale.

La vicenda si infittirà ulteriormente quando Winston cederà alle avance di Julia, una giovane e bella attivista del Socing, che utilizza la sua identità da fervente sostenitrice del Partito, solo come copertura alla sua vita clandestina fatta prevalentemente di incontri erotici, proibitissimi dalla legge.

Il sesso infatti, inteso come pura attività finalizzata al piacere, era considerato uno “Psicoreato”; un atto di trasgressione, paragonabile a un tradimento ideologico, punibile con la carcerazione e la morte. L’atto sessuale doveva essere finalizzato alla sola procreazione; questo permetteva un controllo ancora più serrato sull’evasione sia mentale che corporea del cittadino.

I loro incontri clandestini, lontani dai controlli dei teleschermi, aumentano col tempo, come la necessità di capire come opporsi a un modello sociale basato sulla mancanza di libertà individuale, di pensiero e azioni. Finche’ la perdita di precauzioni li porterà a cadere in una trappola tesa proprio dalla Psicopolizia.

Dal momento del loro arresto, comincia la parte più cruda e spietata del libro; in cui Orwell decide di raccontare, con minuzia di dettagli, il percorso di riconversione a cui verrà sottoposto Winston, con torture prolungate e una clausura claustrofobica e disumanizzante.

“La cura”, fatta di torture psicologiche e soprusi fisici, prevede tre fasi: l’apprendimento, la comprensione e l’accettazione. Ai primi disperati tentativi da parte di Winston di ragionare lucidamente col suo aguzzino, O’Brien, seguirà una lenta e inesorabile rinuncia della propria dignità umana. Anche l’ultimo residuo di libertà, l’amore per Julia, verrà schiacciato con un tradimento indotto  e questo, paradossalmente, gli permetterà di riacquistare la libertà di sopravvivere.

“La cellula malata” è stata estirpata e una nuova mente ripulita può adattarsi senza resistenza alla realtà stabilita dal Socing.

Molti sostengono che Orwell si sia ispirato maggiormente alla retorica comunista sovietica, piuttosto che a quella Nazista e Fascista. Per esempio si dice che Stalin si facesse chiamare “Piccolo padre” e che avesse messo realmente in atto un tentativo di riscrittura dei libri sovietici da parte degli intellettuali russi.

Inoltre Goldstein, l’integerrimo nemico del Grande Fratello e capo espiatorio di tutti i mali della società, sembra richiamare il vero cognome di Trotsky che era Bronstejn.

Questo libro è brulicante di presagi inquietanti, se lo si confronta per esempio alla strategia di comunicazione mediatica utilizzata dalla maggior parte dei canali televisivi di oggi. Andrebbe proposto ai giovani delle scuole superiori, perché permette di tirare fuori riflessioni interessanti sulla facilità con cui è possibile, di fatto, influenzare la percezione dei fatti storici, manipolando l’opinione pubblica a vantaggio del sistema vigente.

Il messaggio che emerge da questo libro è che la Verità Universale, ciò che di più ovvio ci appare, quella che tutela la libertà del singolo in quanto uomo, rappresenta in realtà il primo pilastro da cui i sistemi totalitari sono partiti per scardinare le certezze e influenzare intere masse.

Ancora oggi la Verità va difesa con lo sforzo, con la volontà di cercarla al di là di ciò che ci viene propinato come tale.  In certi casi, serve ancora molto coraggio per perseverare, pensiamo per esempio a Julian Assange.

Questo è anche quello che può fare un libro: far trapelare il dubbio, aprire domande infinite.